Bambino plsudotato mentre studia

Oggi vorremmo condividere con voi un articolo pubblicato sulla rivista Elle, dal titolo “Il Dono”.

 

L’articolo parla dei bambini e bambine plusdotati, attraverso l’intervento di specialisti esperti nel riconoscimento e gestione della giftedness. Ma chi sono i plusdotati o gifted? Sono bambini e ragazzi che raggiungono e superano un QI di 130, ma che spesso hanno delle performance scolastiche che non corrispondono a quello che l’immaginario collettivo suggerisce. 

 

Il bambino prodigio che viene spesso descritto nelle trame di pellicole hollywoodiane e in celebri serie tv, infatti,  non corrisponde alla realtà: si tratta spesso di bambini che vengono considerati come perturbatori del regolare svolgimento delle lezioni, che mettono poco impegno rispetto a quanto il loro potenziale consente, che a volte dimostrano delle difficoltà nelle relazioni con i loro pari.

 

Dimenticatevi quindi lo stereotipo di studente che salta classi a pié pari, prende ottimi voti, suona qualsiasi strumento musicale e ottiene riconoscimento e stima dagli adulti. 

 

Lo studente plusdotato e gifted è spesso in fermento, a volte è oppositivo e si scontra anche con gli adulti.

 

Spesso il motivo principale di quello che viene considerato disturbo e movimento eccessivo è la noia: risulta difficile infatti per chi è in grado di apprendere e creare connessioni veloci attendere i tempi di apprendimento standard di tutta la classe.

 

I bambini plusdotati, o gifted, vengono riconosciuti spesso non per i voti, ma per la capacità di formulare pensieri astratti, la velocità di apprendimento e l’interesse profondo per argomenti specifici. Chi si accorge di queste peculiarità è spesso un insegnante o il genitore stesso che avvia un iter di valutazione della plusdotazione.

 

“A noi interessa solo il benessere dei nostri figli, non ci consideriamo privilegiati, né pensiamo che lo siano i nostri bambini, anzi. Ci capita spesso di incontrarci con l’istituzione scolastica che non sempre si mostra preparata ad accompagnare chi è sotto, e tanto più chi è sopra la media della classe”, spiega Valeria Fazi, presidente di Aget Italia, impegnata dal 2016 a comunicare cosa sia la plusdotazione e a sensibilizzare le istituzioni.

 

La plusdotazione, nel 2019, è rientrata nei BES, ovvero nei bisogni educativi speciali, aprendo un dibattito. Nei BES rientrano infatti la dislessia, discalculia, ADHD e altre condizioni per le quali è previsto un piano didattico personalizzato.

 

“In questo modo la scuola sembra sottolineare le difficoltà dei plusdotati, laddove i genitori spesso vedono nel figlio solo l’aspetto della genialità e dei talenti, rischiando di arroccarsi su posizioni opposte. Per questo sono molto favorevole al mediatore esterno, un esperto che aiuti il dialogo tra scuola e famiglia avendo come obiettivo la valorizzazione dei talenti, proprio come fanno all’estero, soprattutto negli Stati Uniti”, spiega Martina Brazzolotto, dottoressa di ricerca in Scienze Pedagogiche;  specialista in didattica per la plusdotazione e didattica per lo sviluppo dei talenti; direttrice dell’Istituto Galilei (scuola privata superiore e recupero anni); docente per il Master sui Gifted Children presso l’Università LUMSA; fondatrice e coordinatrice della Rete nazionale di scuole Talentinclusivi.

 

Nel commentare questo articolo, vorremmo aggiungere che la plusdotazione è una condizione che richiede conoscenza, consapevolezza e supporto da parte della famiglia e delle figure educative che ruotano intorno al bambino o bambina gifted.

 

Il Centro Didattica Talenti offre un supporto di altissima qualità alle famiglie con percorsi di formazione, Club di arricchimento formativo per aiutare bambini e ragazzi gifted nella scoperta di argomenti stimolanti e un servizio di homeschooling per famiglie alla ricerca di percorsi di istruzione alternativi che permettano lo sviluppo dei talenti in un ambiente accogliente ed inclusivo. 

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